Passa ai contenuti principali

GROW OLD


Immagine tratta da: https://pixabay.com/it/illustrations/mitosi-meiosi-cella-3876669/




Dal momento del concepimento, ogni corpo umano comincia un cammino nel tempo che porta all’invecchiamento e infine alla morte. Le nostre cellule non restano le stesse durante le nostre vite. Per la maggior parte, infatti, si dividono e sostituiscono quelle danneggiate. La frequenza delle divisioni e le sostituzioni variano da organo a organo, ed entrambe non possono verificarsi all’infinito, c’è un limite. 

Nel 1961, Leonard Hayflick ha determinato che le nostre cellule hanno un limite specifico di divisioni che possono compiere: questo numero è chiamato il “Limite di Hayflick”, e determina la durata della nostra vita. In ogni divisione le nostre cellule invecchiano e si avvicinano ai loro limiti. Le cellule della pelle di un bambino, per esempio, possono moltiplicarsi anche 80-90 volte, mentre quelle di un adulto di 70 anni possono farlo 20-30 volte. Perché dopo ogni divisione cellulare le nostre cellule non sono identiche a quelle da cui hanno avuto origine, ma sono più vecchie e più soggette ad ammalarsi e morire?

La ragione per cui accade questo è la selezione naturale. Questa diversità è infatti necessaria nel corso della vita per permettere alle specie di adattarsi ai cambiamenti e di migliorare le probabilità di sopravvivenza. Un ruolo decisivo sull’invecchiamento cellulare ce l’hanno i telomeri. Il meccanismo che regola il graduale invecchiamento delle nostre cellule è situato alle estremità dei cromosomi, che sono chiamate telomeri, dalle parole télos (fine) e méros (parte). Ad ogni divisione una parte di questi telomeri non viene copiata, così la lunghezza del telomero a poco a poco diminuisce: i telomeri, quindi, diventano più piccoli, finché la cellula perde la capacità di dividersi e muore. I nostri cromosomi ad ogni moltiplicazione perdono un pezzo. I telomeri sono un meccanismo di protezione e promuovono la stabilità del DNA. La riduzione della lunghezza dei telomeri emerge come fattore che può anticipare lo sviluppo di malattie e il decorso di alcune di queste, incluso il cancro.

Ma è possibile rallentare il processo?
 La nostra risposta è il cosiddetto enzima dell’immortalità: la telomerasi. I telomeri sono creati e mantenuti da questo enzima, che è soprannominato “l’enzima dell’immortalità” proprio a causa del suo ruolo nell’invecchiamento cellulare e nel cancro. La telomerasi allunga i telomeri, rallenta ed è probabile che inibisca l’invecchiamento cellulare. Proprio per verificare questo, gli scienziati che lavorano nel campo della biologia molecolare studiano per trovare delle sostanze che attivino la telomerasi.

Sono già in corso i primi studi sugli umani, che vengono trattati con una particolare sostanza che sembra attivare l’enzima. Recenti studi hanno dimostrato che fattori di rischio associati con il nostro stile di vita influenzano negativamente l’attività della telomerasi, come il tabagismo e una alimentazione scorretta.

Cambiamenti nel nostro stile di vita aumentano enormemente l’attività di questo enzima e rafforzano i meccanismi correttivi nelle cellule umane. Tra i fattori che favoriscono l’attivazione della telomerasi è presente l’esercizio fisico e l’assunzione di vitamina C (che si trova principalmente nella frutta e nella verdura).

L’unica forma di prevenzione è il buon senso. Dobbiamo dare importanza alla nostra vita e non viverla con SUPERFICIALITA’, ricordiamoci che ad ogni accorciamento dei telomeri se ne va un giorno della nostra vita. Fumare, specialmente, accelera l’invecchiamento e danneggia in modo irreparabile i nostri apparati, ad esempio possiamo notare nei fumatori la notevole presenza di rughe sulla pelle in età precoce rispetto a un non fumatore. Il buon senso sarà il nostro “elisir di eterna giovinezza”.


R. F. 

V A Scu 

Commenti

Post popolari in questo blog

“Dica pur chi mal dir vuole. Noi faremo e voi direte”. Canzone delle Cicale

Immagine tratta dal sito: https://pixabay.com/it/vectors/cricket-insetto-cavalletta-pest-47470/ Le fanciulle:  Donne, siam, come vedete,  giovanette vaghe e liete.  Noi ci andiam dando diletto,  come s’usa il carnasciale:  l’altrui bene hanno in dispetto  gl’invidiosi e le cicale;  poi si sfogon col dir male  le cicale che vedete.  Noi siam pure sventurate!  le cicale in preda ci hanno,  che non canton sol la state,  anzi duron tutto l’anno;  a color che peggio fanno,  sempre dir peggio udirete.   Le cicale:  Quel ch’è la Natura nostra,  donne belle, facciam noi;  ma spesso è la colpa vostra,  quando lo ridite voi;  vuolsi far le cose, e poi ...  saperle tener secrete.  Chi fa presto, può fuggire  il pericol del parlare.  Che vi giova un far morire,  sol per farlo assai stentare?  Se v’offende il cicalare,  fate, mentre che potete.  ...

BISOGNA COLTIVARE IL NOSTRO GIARDINO” Candido, Voltaire

Immagine tratta dal sito: https://pixabay.com/it/photos/zen-giardino-meditazione-monaco-2040340/ Questa citazione un po' enigmatica, è tratta dal libro molto celebre di Voltaire e riguarda un tema che ancora oggi suscita in noi tante domande: le stesse alle quali Candido, il protagonista, si era trovato a rispondere... nel romanzo vengono contrapposte le idee di due personaggi che simboleggiano  l' eterno scontro tra bene e male: Pangloss, il primo personaggio, aveva un'idea completamente ottimistica del mondo e delle persone, la quale è raccontata in chiave satirica dallo scrittore, in quanto al personaggio che professa questa dottrina e a tutti gli altri, capitano atroci disavventure e catastrofi naturali. L'asserto è così astratto e utopico, da non poter combaciare con il mondo reale e il male che vi è insediato. Questo concetto è ripreso dal manicheo (pessimista) Martin che, contrariamente a Pangloss, pensa che il mondo sia dominato interamente dal male, sia fisico...

Zoochosis: un'analisi del nuovo fenomeno

Il fenomeno chiamato “Zoochosis” può essere ritenuto come una delle cause del crescente disagio psicologico degli adolescenti? Ultimamente circola l’ipotesi che gli esseri umani stiano vivendo l’espansione di un’epidemia sociale chiamata zoochosis , la stessa che vivono anche gli animali quando si trovano a vivere in cattività. L’intera specie umana sta, molto probabilmente, cercando di convivere con questa situazione e ne sta soffrendo. Quando andiamo negli zoo ci potrebbe capitare di notare il malcontento di vari animali: tristi per essere rinchiusi in gabbie, provati, arrabbiati per essere stati privati della loro libertà. Non sono abituati a vivere in ambienti “artificiali”, magari circondati da teche di vetro, e noi esseri umani li obblighiamo a farlo per il nostro divertimento. Allo stesso modo, noi stessi esseri umani, essendo animali, tendiamo a vivere sempre più lontani dalla natura, e questo ci fa sentire gradualmente più spaesati perché questa connessione tende a mancarci. M...