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Visualizzazione dei post con l'etichetta Prendila con filosofia

La filosofia dei social media: come cambia l'identità personale?

Negli ultimi anni i social media sono diventati uno degli strumenti più influenti nella vita quotidiana. Molte piattaforme, come Tik Tok o Instagram, sono spazi sempre più presenti nella nostra quotidianità. Dal punto di vista filosofico , questo fenomeno solleva una domanda fondamentale: i social media cambiano il modo in cui comprendiamo noi stessi? L’identità è sempre stata un qualcosa di collegato a esperienze, relazioni e riflessioni interiori; nonostante questo con i social media l’identità sembra assumere una dimensione “performativa” e di apparenza. Nei social network ognuno di noi costruisce una versione di sé attraverso immagini, commenti, video e condivisioni. Questa rappresentazione non è necessariamente falsa ma viene curata e selezionata, per questo l’identità online diventa simile alla narrazione di una semplice storia. La stessa identità non è più solo qualcosa che possediamo interiormente, ma qualcosa che viene anche costruito attraverso lo sguardo degli altri,...

Il caso Malinin: la grandiosità dell’errore

Ilia Malinin, uno dei profili più discussi di questa Olimpiade Milano-Cortina 2026 sembrava rappresentare l’unica certezza del pattinaggio di figura. Lo statunitense sembrava avere già l’oro in mano. E’ un pattinatore fuori categoria, un fuoriclasse da escludere quasi dalla competizione: non ci sarebbe dovuta essere gara contro “il dio dei quadrupli”. Figlio d’arte, è uno dei pattinatori statunitensi e sulla scena mondiale, più forti della nostra contemporaneità. Il ventunenne al debutto olimpico aveva già colpito la scena mondiale di questo sport, entrando nella storia per la complessità tecnica dei suoi programmi e per la costante volontà di infrangere ogni limite fisico finora conosciuto dalla disciplina. Lui incarna questa spinta verso l’impossibile. Eppure venerdì 13 febbraio, la serata finale della sua olimpiade, si è trasformata nel suo peggior incubo sportivo. Sullo sfondo della Milano Skate Ice Arena, il prodigio americano, durante il programma lungo, ha mostrato tutta la sua ...

"Anime fragili": incontro con il professor Saudino al Balbo

Anime in cerca di felicità, anime sole, anime in relazione, anime con sfumature uniche e personali, ma infondo, tutte anime fragili. È l'incisiva immagine, perfettamente descritta, dal professor Matteo Saudino, insegnante di filosofia e divulgatore, che è riuscito a raccogliere nel suo nuovo libro il riflesso di un'interiorità spesso tralasciata. L’autore di BarbaSophia , è stato accolto nell'aula Magna Casalegno lo scorso 11 dicembre, ha così incontrato gli studenti del Liceo Balbo offrendo a ciascuno la possibilità di aprire le porte a grandi interrogativi, concentrate nel suo recente libro: “Anime fragili: un viaggio con Platone e Aristotele tra le vulnerabilità del nostro tempo”. Il professor Saudino, grazie al suo distintivo carisma, è riuscito a coinvolgere l’intera aula raccontando la sua storia e instaurando un autentico dialogo con i ragazzi.  Il professore, sottolineando l’importanza della curiosità, ma soprattutto dell’essere sperimentatori dinanzi all’insegnamen...

L'intelligenza artificiale e il rapporto uomo-robot

Come stiamo vedendo, l’intelligenza artificiale sta modificando irreversibilmente il nostro mondo. Le nostre vite sono sempre più condizionate da algoritmi, auto che si guidano da sole, risposte pronte alle nostre mille domande. È , però, importante chiedersi, che rapporti abbiamo, oppure avremo, con l’intelligenza artificiale? La filosofia dell’intelligenza artificiale cerca di rispondere a tante domande: ciò che in realtà è una macchina, può “pensare”? Come dovremmo considerare questa tecnologia sempre più simile a noi e sempre più vicina? Sono solo strumenti di cui usufruiamo o c’è di più? Molti filosofi contemporanei, credono che l’intelligenza artificiale metta a dura prova quella che è l’idea dell’essere umano in sé. Se l’intelligenza artificiale, può rispondere a tutto, può darci consigli sulla vita e utilizzare il nostro linguaggio, allora in cosa siamo unici noi umani? Ciò che ci rende unici sono forse l’empatia, l’emozione, lo sviluppo di un pensiero, la libertà morale? Quest...

Contestualizzando l'I.A.

A dirla tutta, c'è ben poco di rilevante da dire sull'impiego dell'IA nel lavoro e sul panico che questo ha generato su internet negli ultimi tre anni (una sorta di terrore che, come la maggior parte delle cose, è già stato completamente divorato dall'iperstizione endogena e dall'ironia speculativa) di fronte al continuo massacro di storia, tempo e popoli. Ciononostante, per affrontare adeguatamente il problema, è innanzitutto necessario sfoltire la nebbia di misticismo da esso emanata e ancorare il discorso ai suoi fondamenti logico-teorici. In primo luogo, l'IA generativa e i LLM si manifestano come nient'altro che una forma di téchne - una téchne (ri)produttiva, per chiarezza.  Da ciò segue la seconda categoria fondazionale che il discorso sembra aver completamente ignorato: l'IA è un mezzo di produzione e, in quanto tale, si trova sotto il controllo di una determinata classe sociale con determinati interessi.  Da quando l'IA e le sue immagini son...

Ha (ancora) senso studiare filosofia?

Molto spesso mi capita di imbattermi in questo argomento, di sentire le lamentele degli studenti in merito allo studio della filosofia, di avere a che fare con persone che non ne capiscono a pieno l'utilità e soprattutto il modo in cui essa ci permette di comprendere e interpretare tematiche molto attuali.  Con questo articolo volevo diffondere il mio pensiero circa il ruolo che questa disciplina gioca nella nostra società e nella nostra concezione della realtà. Parto col dire che di norma, la prima cosa che ci viene insegnata in filosofia è la sua etimologia, che possiamo tradurre con "amore per il sapere". Ecco questa semplice frase, se assimilata e fatta propria, e non imparata a memoria, e trasformata in un luogo comune, ci porta a riflettere sul perché ognuno di noi ha la tendenza alla curiosità, ha un irrefrenabile bisogno di conoscere : perché il sapere è ciò che ci manca. Desiderare e rincorrere qualcosa che ancora non abbiamo (e che probabilmente non avremmo mai ...

Hobbes nel lockdown

Inghilterra. Malmesbury. 5 aprile 1588. Il terrore suscitato dalla notizia dell’arrivo dell'Invincibile Armata spagnola stimola una donna incinta a partorire prematuramente il bambino che porta in grembo. Il neonato si chiama Thomas Hobbes, che da adulto non dimenticherà il fatto scrivendo ironicamente nella sua autobiografia: ”Mia madre ha partorito due gemelli: me e la paura”. Ma questo aneddoto, al di là della curiosità che suscita, costituisce uno spiraglio sulla psiche dell’autore; tutto il suo pensiero si erge infatti a partire da una domanda: “Come si può vivere in pace?”. Per Hobbes la nostra conoscenza di un oggetto è dovuta al moto generato da esso su di noi. Per dirla in termini banali, l’oggetto che vedo, il rumore che sento, l’odore che percepisco mi colpiscono e creano in me degli effetti, che sono i sentimenti, tramite i quali giungiamo a conoscere quel tavolo, quella canzone o quel profumo. Ma alla luce di questo ragionamento, possiamo evitare che in noi si creino t...

Le immagini della fine (del mondo) che ci fanno paura

Di questi tempi è facile guardarsi intorno e vedere il mondo “bruciare”: qualunque conversazione su argomenti di attualità rischia di trasformarsi facilmente in un catalizzatore per quella sensazione che sembra ormai pervadere ogni attimo delle nostre giornate, l’angoscia per il collasso, per la fine del mondo. Perdersi in questo vortice è molto facile, soprattutto prendendo in considerazione la velocità inarrestabile degli stimoli che riceviamo ogni secondo, stimoli che ci disorientano costantemente. Per fare luce sulla questione, è importante prendere in esame questa stessa sensazione di smarrimento e chiedersi con che cosa abbiamo a che fare veramente, quando immaginiamo la fine del mondo? A questa domanda ha risposto Alessandro Sbordoni, autore del libro “Semiotics of the End” (“Semiotica della fine”, 2024, Becoming Press). In questo testo, una raccolta di saggi (a sua volta commentata dal filosofo sloveno Slavoj Zizek, nell'articolo “We already live in the end of the world”), ...

Le immagini della fine (del mondo) che ci fanno paura

Di questi tempi è facile guardarsi intorno e vedere il mondo “bruciare”: qualunque conversazione su argomenti di attualità rischia di trasformarsi facilmente in un catalizzatore per quella sensazione che sembra ormai pervadere ogni attimo delle nostre giornate, l’angoscia per il collasso, per la fine del mondo. Perdersi in questo vortice è molto facile, soprattutto prendendo in considerazione la velocità inarrestabile degli stimoli che riceviamo ogni secondo, stimoli che ci disorientano costantemente. Per fare luce sulla questione, è importante prendere in esame questa stessa sensazione di smarrimento e chiedersi con che cosa abbiamo a che fare veramente, quando immaginiamo la fine del mondo? A questa domanda ha risposto Alessandro Sbordoni, autore del libro “Semiotics of the End” (“Semiotica della fine”, 2024, Becoming Press). In questo testo, una raccolta di saggi (a sua volta commentata dal filosofo sloveno Slavoj Zizek, nell'articolo “We already live in the end of the world...

Non si parla di politica, si parla di musica

Chiamare questo un periodo movimentato per il nostro paese sarebbe forse un eufemismo; proteste degli agricoltori, manifestazioni su scala nazionale scatenate da diversi avvenimenti, tra cui la recente ondata di morti sul lavoro a Firenze e - in modo decisamente più impattante a livello mediatico, il che potrebbe far emergere un dilemma morale sul quale non voglio soffermarmi per ragion di coesione – gli eventi del recentemente conclusosi Festival di Sanremo 2024. Immersi in un panorama così turbolento e incerto – e ricordiamoci, la nostra situazione è tanto movimentata quanto lo è quella del resto del mondo, basti pensare alle prossime elezioni USA – mi sono chiesta: “sappiamo dove inizia, dove finisce e, soprattutto, cosa rimane della politica?” MACROPOLITICA E MICROPOLITICA Quando parliamo di “politica” - composto di pòlis “città” e téchne “arte, tecnica” – ciò a cui ci riferiamo, per definizione, si tratta di una “arte” di prendersi cura di una collettività, che può essere la c...
Jamie Cahill Art “The Metamorphosis of Salmacis and Hermaphroditus” - 16.4.23 libero utilizzo concesso dall'artista Tra le infinite congetture che il filosofo porta avanti, una di grande importanza è sicuramente la questione delle idee; idee come oggetto della conoscenza prima, affermano i platonisti, o forse idee come prodotto del lavoro intellettuale, ribattono gli studiosi di Marx. Le ipotesi a riguardo sono molteplici e tutt'altro che frutti di un semplice brainstorming volto alla soluzione di un "problema stupido", ma proprio alla luce di questa molteplicità vedo una maggiore importanza posta sul dubbio che sorge in relazione alla reminescenza di Platone: Esiste una genealogia dell'idea? Se sì, come si conosce? Dando per scontato che la genealogia dell'idea (alla quale mi riferirò con il sostantivo "forma" per comodità) sia effettivamente un problema e non un semplice sofisma, si aprono due strade: la dialettica e la produzione. Per seguire...

Liberə di assumere nuove forme

Foto di Brannon Naito su Unsplash   Sono molti i problemi che affliggono il pensiero in questo momento storico che è in realtà un non-momento, una stasi al di fuori del tempo che oscilla tra futuri perduti e frammenti di un passato che ritorna, ogni volta etichettato con colori e prezzi diversi. L'ontologia dominante, per quanto si possa definirla, sembra caratterizzata da un sentimento simile a quello che si prova da bambini, quando non si ha altro da fare che fissare vacuamente le lancette di un'orologio malfunzionante, imponendo una volontà autodistruttiva sull'universo intero. Ho osservato questa volontà sfruttando gli sparsi attimi di essenza, e mi sono posta vari quesiti per far fronte a questi problemi che sembrano senza capo né coda, oltre che totalmente inconoscibili se non attraverso rappresentazioni reattive. Uno di questi, che credo faccia da colonna portante per tutti gli altri, mi ha visto chiedermi come mai, pur sentendoselo dire a oltranza fino a perdere t...

Elogio dell'irrazionale identità illogica

  Foto di Alexander Sinn su Unsplash      Ho sempre odiato la logica dell'identità. In essa ho da sempre visto un sostrato di deumanizzazione. Il dire "io sono unə studente e studio A alla scuola B", preso come proposizione sconnessa, attribuisce una semplice serie di qualità a un soggetto. Nella logica dell'identità però, la reazione a questa serie di qualità da parte del nostro interlocutore sarà con ogni probabilità "Oh wow, devi essere una persona interessante" oppure "Oh davvero? All'indirizzo X ci vanno solo sfaticati senza voglia di fare..."       Questa logica ha come caratteristica necessaria il vizio di ridurre il soggetto ad una classificazione che comprende una sola qualità tra le potenzialmente infinite che possiede, ed essa si riflette in ogni ambito sociale; come lo studente di certi indirizzi viene ridotto all'identità di sfaticato, così le minoranze etniche vengono ridotte appunto a minoranze, all'altro, alla serie B. ...