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Visualizzazione dei post con l'etichetta Cento Passi verso il Femminismo

Maschilismo in carne e ossa

Nel momento in cui siamo tenuti ad affrontare la questione “violenza su animali” (e questo spesso accade non per volontà di decostruire un meccanismo di oppressione, ma per compulsione, per rispondere a uno stimolo mediatico che ci provoca ribrezzo, e ci porta di conseguenza ad esternarci da queste dinamiche, attraverso una retorica di deumanizzazione nei confronti dell’aggressore e di pietà per l’aggredito), affrontiamo il tema come un “problema” isolato, senza renderci conto che il sistema di oppressione in cui viviamo non risparmia gli animali non umani – e questo nel migliore dei casi; alle volte ci si appella in modo immediato alla giustizia carceraria o corporea, diventando attivi perpetratori di questo sistema. Con il suo testo “Femminismo Animale”, pubblicato di recente sulla rivista online Ingenere , Elena Dell’Oste, giovane filosofa nata a Casale Monferrato, riporta alla luce e rielabora riflessioni antispeciste degli anni che vanno dai ’70 ai ’90...

Permette una domanda?

Da anni, lo sappiamo, in molti questionari che ci vengono proposti (a scuola e non) ci viene fatta questa richiesta prima di iniziare a rispondere: sei maschio, femmina, o preferisci non rispondere? Oppure sei "altro"? Ad uno sguardo non attento, la terza opzione potrebbe far sorridere, ma sarebbe opportuno riflettere intorno a ciò che rappresenta. Se è vero che il genere è uno spettro della personalità, in quanto è una costruzione sociale che cambia profondamente da civiltà a civiltà, e fino ad oggi non è stato raro ascoltare dichiarazioni di persone che si identificano come "non binarie" (= identità di genere che non si colloca in maniera definitiva né al polo maschile né a quello femminile), allo stesso tempo non si può ignorare la rilevanza che ha sulle nostre esperienze di vita il sesso che ci viene assegnato geneticamente.  Non fraintendiamo: come riconosciuto dalla comunità scientifica e dalla legislatura di diversi paesi, un'identità di genere che non co...

Principesse o guerriere?

La maggior parte delle bambine della nostra generazione ha vissuto con una serie di  principesse che le si presentavano, sotto forma di film o di racconto, prima di andare a  dormire. Quelle che ci ricordiamo sotto forma di film sono l’élite che è arrivata al trattamento  Disney. Le prime principesse animate non sono dei personaggi, ma piuttosto una funzione: la funzione premio, che riceverà il valoroso giovane che sposerà la fanciulla in questione. Queste principesse non hanno voce in capitolo in niente, anzi, sono gli altri personaggi che le spostano e le posizionano dove gli pare e piace (Aurora ne “La Bella Addormentata Nel Bosco” nasce, si punge con il fuso ed è ko in un letto: tutto ciò la vede sullo schermo per soli 18 minuti su 1:15 totali di film). Sono tutte bellissime, magrissime e bianchissime, e questa costante è indispensabile (o quasi) per essere una principessa (la madre di Biancaneve voleva esplicitamente una figlia con “la pelle candida, i cape...

IL BECHDEL TEST: UNO SCHERMO CONTRO GLI STEREOTIPI

Il cinema, quale potente mezzo di espressione culturale, svolge un ruolo cruciale nella lotta contro le differenze di genere. Attraverso la sua capacità di plasmare narrazioni e influenzare percezioni, il cinema può promuovere la comprensione, sfidare stereotipi e fornire una piattaforma per la rappresentazione autentica delle esperienze femminili, contribuendo così a sensibilizzare e ad ispirare cambiamenti sociali. Nell'industria cinematografica, uno dei temi più dibattuti riguarda proprio la rappresentazione delle donne nei film. Così, venne ideato il Bechdel Test. L'ORIGINE  Il Bechdel Test prende il nome dalla fumettista Alison Bechdel, che lo ha descritto per la prima volta nella sua striscia comica Dykes to Watch Out For  nel 1985. Il test è nato da una conversazione tra due personaggi femminili nel fumetto, in cui una di loro afferma che il suo unico criterio per vedere un film è che "ci siano almeno due donne, che parlino tra loro di qualcos'altro ...

SPECIALE 25 NOVEMBRE

In occasione della  Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, pubblichiamo una serie di interventi delle collaboratrici della rubrica "Cento passi verso il femminismo", atti a sollecitare nelle lettrici e nei lettori stimoli e riflessioni su un tema più che mai attuale.  PERSONE E (NON) NUMERI  Il femminicidio è un fenomeno sempre più comune con il passare degli anni. Donne, ragazze, bambine ogni giorno subiscono violenze fisiche e psicologiche sotto gli occhi di una società che non tutela la loro sicurezza. “Perché sono ancora presenti questi abusi?”. “Com’è possibile che una donna non possa sentirsi sicura nel paese in cui vive?” “Quanto dovremmo aspettare prima che le cose cambino?”. Domande senza risposta, pronunciate da coloro che sono stanche, e stanchi, di vivere in una realtà tanto crudele quanto ingiusta. Mentre le vittime continuano a porsele mentre ci osservano dall’alto. Solo pochi giorni fa, nel triste elenco di 106 donne l...

Che cos’è (davvero) il femminismo?

Chiamare il femminismo "movimento” lo allontana dall'interesse di molte persone, che finiscono per percepirlo come uno spazio riservato a un ristretto gruppo di aderenti . Sarebbe più corretto definire il femminismo atteggiamento sensibile e attento, posizione che è necessario prendere per realizzare un’effettiva parità dei sessi e contrastare una serie di oppressioni che possono intersecarsi con quella ai danni delle donne. Si pensi, ad esempio, a quegli uomini considerati non abbastanza virili perché hanno abitudini e atteggiamenti associati comunemente (ed erratamente) al sesso opposto. Alla base di questa dinamica c’è un problema sistemico: il retaggio culturale di secoli e secoli di predominanza maschile. Così, l’uomo che dimostra sensibilità, fragilità, scarsa attitudine alla leadership e interessi quali la moda, le discipline umanistiche e artistiche, la danza, viene automaticamente "declassato" a femminuccia , cioè a ragazza, a donna. Ciò dimostra che un fi...

Mamme o bambine?

  L'Europa: un'area progredita dell'emisfero nord, meta per tante persone che vi cercano rifugio, scappando da fame e guerre. Eppure anche nel Vecchio Continente, nella civile Europa, vi sono realtà difficili, sacche di povertà e di disagio socio-culturale, e a farne le spese sono spesso giovani e bambini. Accade, ad esempio, in Romania, paese Ue dal 2007, che vanta il triste primato delle baby-mamme. Secondo un rapporto realizzato da Save the Children, il paese si piazza al primo posto in Europa per numero di mamme di età inferiore ai 15 anni (quasi 750 parti all'anno), e al secondo, dopo la Bulgaria, per numero di mamme di età inferiore ai 19 anni. Quasi il 10% dei parti totali avvengono sotto i 19 anni. In base a questi dati, un quarto delle mamme minorenni dell’UE sono in Romania. Si tratta perlopiù di ragazze provenienti da contesti di grande povertà materiale ed educativa, contesto che  influisce drammaticamente sul percorso della gravidanza, esponendo a gravi...

Un "evento" da Nobel

  “ I figli dell'amore sono sempre i più belli”: è l'unica frase pronunciata dal dottore, che conferma la paura della giovane Annie. Che sul suo diario annota: “è orribile, sono incinta”. La giovane Annie è Annie Ernaux, classe 1940, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2022; e la storia, la sua storia, è quella raccontata ne “L'evento” (L'orma, 2019), romanzo che ha, inoltre, ispirato un film - "La scelta di Anne" - che nel 2021 ha vinto il Leone d'Oro a Venezia. Un libro che lascia il segno in chiunque lo legga. Ottobre, 1963. A Rouen, in Francia, una studentessa di ventitré anni aspetta che le arrivi il ciclo. I ritardi sono comuni e non si preoccupa più di tanto. La vita intorno a lei continua come sempre, ma presto realizza che il ciclo non verrà. Nel '63 in Francia l'aborto era fermamente vietato e, in caso di interruzione della gravidanza, secondo la legge, sarebbero stati punibili sia la donna incinta che l'autore dell...

Gloria alle donne!

Gloria Marie Steinem è una scrittrice e giornalista statunitense, nata a Toledo (Ohio) nel 1934, considerata una delle femministe più importanti della storia americana.  Gloria nasce da una famiglia poco stabile: suo padre Leo era un venditore ambulante; sua madre, invece, era una donna estremamente fragile che seguiva suo marito in giro per il mondo, fino a quando non pone fine alla relazione e i due divorziano. Gloria, nonostante la sua situazione familiare, si iscrive allo Smith College e si laurea cum laude. Dopo il college decide di voler diventare giornalista, ed esattamente per questo motivo si trasferisce a New York. Il suo primo articolo “serio” parla di donne e di femminismo; viene incaricata di scrivere un articolo sulla contraccezione, in particolare sulla pillola, che nel 1962 era notizia nuova per il pubblico. Già nel 1968 è una delle figure più importanti del femminismo di quegli anni; sostiene l’aborto legalizzato e l’aspettativa dal lavoro, e insiste che diventino...

UN NUOVO INIZIO

  Oggi parliamo di qualcosa di diverso. In realtà ci sono tanti, tantissimi altri argomenti da trattare in questa rubrica, tutti interessanti ed importanti in egual misura. Questo, però, sarà l’ultimo articolo di quest’anno e per concludere questo percorso insieme – almeno per me, studentessa dell’ultimo anno – avevo pensato a qualcosa di diverso. Un altro modo per salutare, diciamo. Certo, non posso pormi al pari di Shakespeare e definire ciò il mio personale testamento poetico, ma vorrei lasciare per iscritto un mio desiderio. La bambina, che aveva appena poche ore quando la foto è stata scattata, si chiama Mia ed è nata il 26 febbraio del 2022 nei sotterranei della metropolitana di Kiev, sotto le bombe. Sua mamma, una donna di 23 anni, di cui non è stato reso noto il nome, ha iniziato ad avere le doglie nel rifugio e con l’aiuto di tutti i presenti – medici, ma anche persone comuni – è riuscita a dare alla luce questa piccola creatura. Il mio, il nostro ...

“Violenza sulle donne,il pensiero di un adolescente”

  Recentemente ho letto una poesia recitata dalla comica Paola Cortellesi al Quirinale dal titolo: Com’eri vestita che mi ha dato parecchio su cui riflettere. Questo perché durante un processo per un atto di violenza sessuale contro una donna, una delle prove più rilevanti è l’abbigliamento che quella indossava la sera dell’aggressione? Forse perché, essendo note le norme in una società maschilista, si cercava di tutelare al massimo l’onore dell’uomo, ma questo non aiuta sicuramente ad arrivare alla tanto agognata parità di sessi. Nel film Sotto accusa si tratta un tema estremamente attuale: la violenza verso una donna da parte di uomini che, essendo ubriachi, hanno approfittato di lei e, durante il processo, la prima domanda posta dall’avvocato della difesa fu: "Com’era vestita quella sera?" come se gli uomini coinvolti avessero avuto il diritto di violentare una ragazza solo perché indossava una minigonna. Nella poesia che ho citato, la scrittrice capovolge completamente ...

Vale la vita di una donna? Allora perché tanti femminicidi?

Il termine “femminicidio” è stato coniato per la prima volta dall’antropologa Marcela Lagarde, professoressa all’Universidad Nacional Autonoma de Mexico.Dal 2003 al 2006 fu deputata del congresso federale messicano e durante la sua legislatura si concentrò particolarmente sui diritti delle donne. Questo vocabolo è ricondotto a un episodio risalente al 25 gennaio 1993 nella cittadina messicana di Ciudad Juarez, quando venne ritrovato il cadavere della sedicenne Angelica Luna Villalobos, con evidenti segni di violenza sul corpo. Dal 1993 a oggi sono più di mille le ragazze scomparse in questa città, circa seicento sono state trovate morte con evidenti maltrattamenti, violenze sessuali e torture e tutto questo è avvenuto nell’indifferenza delle istituzioni. Per l’antropologa, il femminicidio è un fenomeno sociale con radici profonde che derivano da un sistema fondato sul patriarcato, secondo il quale la donna, dovendo essere sottomessa all’uomo, è obbligata a sottostare al volere di ques...

STEALTHING

  Forse qualcuno si ricorda, seppur vagamente, di questo termine: se n’era parlato qualche mese fa, nell’ottobre del 2021, quando ci fu la notizia che lo stato della California aveva varato la legge AB453, che ha rubricato lo stealthing non come reato penale, ma come responsabilità civile. Per “stealthing” si intende una pratica che consiste nel togliersi o danneggiare il preservativo senza che il partner lo sappia; purtroppo, non riguarda una specifica categoria, ma può riguardare un uomo o una donna, una coppia eterosessuale o una omosessuale. Alexandra Brodsky, ricercatrice della Yale Law School, in un articolo sullo stealthing pubblicato sul Columbia Journal of Gender and Law, descrive le esperienze delle vittime, le conseguenze giuridiche di tale pratica e le vie legali per affrontarla. La comunità gay usa il termine stealthing per descrivere la pratica in questione almeno dal 2014. Questo fenomeno e questa definizione, di certo, non sono nati dal nulla: in base allo studio d...

LA “PICCIRIDDA” DELL’ANTIMAFIA

Tre giorni fa era il 21 marzo, una giornata che simboleggia tante cose: il primo giorno di primavera, la giornata mondiale della sindrome di Down, persino la giornata mondiale della poesia. Ma il 21 marzo è anche la giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Ognuna di loro viene ricordata, nessuna esclusa. “Dal 1996, ogni anno, una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai”, si legge sul sito ufficiale di Libera. Oggi però, tra le tante vittime, ho scelto di raccontarvi la storia – spesso sconosciuta ai più – di Rita Atria . Rita nasce il 4 settembre 1974 a Partanna, in Sicilia, da Vito Atria e Giovanna Canova; suo padre era un pastore e proprietario agricolo, nonché piccolo boss locale, affiliato a Cosa Nostra. È il 1985 quando Rita perde il padre, ucciso in agguato in s...