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“La scuola cattolica”: per non dimenticare le radici dell’orrore






La scuola cattolica è la rielaborazione cinematografica del romanzo di Edoardo Albinati vincitore del Premio Strega. Girato da Stefano Mordini, il film racconta la quotidianità scolastica all’interno di un importante e rinomato istituto religioso maschile della “Roma bene”. Gli studenti, figli della borghesia, vengono educati per avere un luminoso futuro, lontani dal caos che si dirama per le città. I genitori, infatti, credono che in questo ambiente i figli possano vivere al di fuori dai tumulti e dal subbuglio che scuote gli anni ‘70, e pensare al proprio futuro con la rigida educazione loro imposta. Questo “pseudo-equilibrio” viene tuttavia sconvolto da uno dei più crudeli crimini della cronaca nera italiana: il massacro del Circeo, compiuto la notte tra il 29 e 30 settembre 1975 ai danni di due ragazze, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Il film intende indagare cosa abbia potuto scatenare tanta efferatezza nella mente dei tre giovani responsabili (Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira), “inebriati” dal culto della violenza e da idee pericolose, universalizzando i personaggi. Grazie agli occhi di Edoardo, un compagno di classe di Angelo Izzo, conosciamo altri amici, entriamo nelle loro case, partendo dalle radici, da dove arrivano paure e ansie. La pellicola inizia con l’incontro per la prima volta in piscina dei ragazzi della scuola, durante una lezione di educazione fisica, per puntualizzare il motto "mens sana in corpore sano”; subito dopo, proprio per evidenziare la violenza che circolava tra i giovani, ci troviamo catapultati nella presidenza della scuola, dove il preside sta rimproverando Gianni Guido e alcuni suoi compagni per avere picchiato e rotto gli occhiali ad un loro compagno. Un aspetto importantissimo è quello del Cattolicesimo, collante di un privilegio, un beneficio puramente personale, perché solo raramente vissuto come fede: per molti era solo un trucco per mascherarsi davanti alle persone. Ci troviamo in una ragnatela perversa di sadismo e rassegnazione, in cui si procede con riti di passaggio, per dimostrare di essere veri uomini. Si va alla ricerca di un modo per sfogare l’aggressività e nascondere le proprie debolezze. I ragazzi de “La scuola cattolica” sono i primi a godere dei frutti della rivoluzione degli anni ’60: una libertà illimitata, in un Paese benestante. Una ricchezza che porta alla follia e crea una frattura importante fra la generazione dei padri e quella dei figli. Il film, molto toccante, sembra rimanere in equilibrio tra un racconto di genere e un dramma sociale inducendo ad una riflessione su una delle stagioni più critiche della storia d’Italia.

J. C.
IV B Scie

Immagine tratta dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/La_scuola_cattolica_(film)#/media/File:ScuolaCattolica2021.PNG

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