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L’OTTO MARZO, LOTTO SEMPRE

Questo non è ancora un mondo per donne. 

11 vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno, occupazione femminile calata a picco, oggettivazione che pervade ogni aspetto della nostra vita e sistematici tentativi di silenziare chiunque osi parlare di tutto ciò. Sì, perché ogni volta che una o più donne alzano la voce per parlare di ingiustizie e discriminazioni, c’è sempre qualcuno che tenta di sovrastare le loro voci, urlando che ciò di cui si sta dibattendo è una polemica inutile, inventata, sterile, esagerata. 


L’esperienza femminile si fonda su una quotidiana serie di discriminazioni, puntualmente ignorate o sminuite. 


Il numero di ostacoli da affrontare non è lo stesso per tutte le donne, l’oppressione femminile assume forme e pesi diversi ma il femminismo in cui credo e da cui voglio imparare li considera tutti. 


È necessario analizzare e discutere di ognuno di quei tasselli, anche di quelli che sembrano così apparentemente futili, perché hanno tutti le stesse radici.

La prima giornata internazionale della donna è stata istituita nel 1909. 


Oggi, viviamo ancora in un mondo non adatto per le donne.


È difficile dire qualcosa, oggi, senza scivolare nella retorica, ma lasciar passare questo giorno come se nulla fosse per paura di non sembrare abbastanza vero e sincero non è il caso. Non di questi tempi, in cui più che fare passi avanti ne stiamo facendo a ritroso.

È inutile che l'otto marzo si spendano belle parole in favore di noi donne, che si regalino le mimose, che si facciano gli auguri. È inutile perché dopo queste ventiquattr’ore la misoginia tornerà a strisciare come un serpente velenoso e allora i fiori appassiranno e le belle parole risulteranno vuote e insignificanti.

La festa delle donne non è tutti i giorni, ma vorrei che un giorno lo fosse.
Vorrei non dover più vedere donne sfigurate dall’acido, con la faccia e il cuore deturpati per sempre.
Vorrei un mondo in cui i mariti colgono un fiore per ricevere in cambio un sorriso dalle proprie mogli, non uno in cui queste finiscono sotto terra e con i fiori sulla tomba per colpa di uomini: dei loro uomini, della loro insana gelosia, della loro follia.
Quando non ci sarà più un solo Paese al mondo in cui le donne verranno trattate come schiave, vendute come oggetti di seconda mano, date in mogli a dodici anni a sconosciuti di quaranta, quando l’infibulazione sarà solo un triste ricordo e non farà più parte del presente, quel giorno io sarò fiera di noi esseri umani e festeggerò davvero.

D.V.

VB LING.







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