Ogni 8 marzo festeggiamo la Giornata internazionale della donna, e per un attimo siamo tutti coscienti dell’esistenza di un problema: pubblichiamo su Instagram frasi riguardo la parità di genere, noi donne riceviamo mimose, veniamo festeggiate e ringraziate . Quel giorno offre alla società, che si mostra sdegnata riguardo al tema della violenza di genere, la possibilità di scontare la sua pena. La verità è che l’educazione sulla violenza di genere è ancora troppo poca, infatti non si è al corrente del fatto che ne esistono tantissimi tipi diversi all’infuori di quella fisica. Sono intrinsechi nella nostra società alcuni comportamenti che tendono alla oggettificazione femminile e, anche se appaiono minori, sono in realtà le radici delle forme di violenza più diffuse. In questi giorni si parla molto del caso di Noelia Castillo, venticinquenne catalana che giovedì 26 marzo ha ricevuto l’eutanasia dopo anni di sofferenza. Noelia nel 2022 è stata stuprata nel sonno dal suo ex ragazzo, che il giorno dopo gliel’ha raccontato ridendo, perché per lui non c’era niente di male nel violare l’intimità di una persona incosciente. Noelia ha subito in seguito uno stupro in una discoteca da parte di due ragazzi, e dopo questi avvenimenti ha deciso di tentare il suicidio, è sopravvissuta, ma è rimasta paraplegica, da quel momento sarebbe stata costretta alla sedia a rotelle. Dopo anni di lotta finalmente Noelia ha ottenuto l’eutanasia, e qualche giorno fa ha chiuso gli occhi per sempre. Alla base di questa storia straziante abbiamo l’esempio di ben tre casi di violenza e non solo. Il fatto che per il suo ex fidanzato non ci fosse niente di sbagliato nell’ approfittarsi di una persona incosciente mostra proprio lo sviluppo di quel pensiero radicato che vede le donne come oggetti, perchè è proprio questo che Noelia ha significato per lui in quel momento. Eppure di questo non ci accorgiamo. Chi lavora nei centri per uomini fautori di violenza, ovvero strutture che offrono un percorso di educazione a uomini che hanno compiuto violenze, attesta che il primo dei problemi da affrontare è proprio riguardante la presa di consapevolezza: la maggioranza di quegli uomini infatti non ammetterà mai di essere autore di violenza, ma anzi si riterrà una vittima accusata di qualcosa che non ha fatto. Tutto si ricollega al discorso iniziale dell’educazione carente che abbiamo in questa società riguardo al tema citato, e dei comportamenti che dovremmo sradicare per evitare che facciano parte anche della natura delle generazioni successive. Perché sentiamo la necessità di festeggiare le donne l’8 marzo, proviamo forse un senso di colpa a cui dobbiamo in qualche modo porre rimedio? Sicuramente è necessario focalizzarsi su questo tema, pensare alle infinite vite interrotte o rovinate, a tutte le volte in cui una donna si sente fuori luogo, in difetto, sminuita. Forse è necessario concentrarsi meno sui fiori e più sulle vite vere, reali di tutte quelle donne che ora non sono più qui per continuare la loro strada. Il 2026 è iniziato da tre mesi e i nomi di vittime di femminicidio sono già infiniti, è importante saperlo, leggerli, rifletterci perchè Noelia ma anche Giulia, Zoe, Ylenia, Luigia, Daniela, Maria, Federica siamo tutte noi.
A.A., 2B CLA.

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