Abbiamo già parlato di quest’artista in precedenza, ma nonostante non abbia fatto uscire niente di nuovo in mesi, oggi e sulla bocca di tutti—o almeno, lo è all’interno delle camere ad eco meglio conosciute come social media. Nel bene o nel male, tutti hanno un’opinione su Chappell Roan.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso in questi ultimi giorni è stato un incidente che ha preso luogo in un hotel a Rio, ove una guardia, apparentemente, ha confrontato abbastanza rudemente una madre e la sua bambina, in quanto quest’ultima era passata davanti al tavolo della cantante, senza dire niente, per assicurarsi che fosse effettivamente lei. Il patrigno, un noto calciatore, ha denunciato l’accaduto tramite una storia sulla piattaforma di Instagram—la folla munita di forconi era già alle porte. Poi venne la risposta di lei: “io non ho visto nessuna madre e nessuna bambina, e quella guardia non era la mia. Ovviamente non odio i bambini. Mi dispiace per l’accaduto, non te lo meritavi”. Il commento ha fatto poco o niente per migliorare la situazione. Perché?
La risposta è semplice: Chappell è una donna che non ha paura di esprimere la sua opinione, ed è ben risaputo che qualsiasi figura in grado di formulare un pensiero ben preciso, uno che non cerca di accontentare tutti, non ha una buona reputazione.
Non è la prima volta che la cantante ha espresso disdegno nei confronti dell’ideale deumanizzatore della celebrità, la quale deve accettare di essere seguita dappertutto e fermata costantemente; eppure, la gente continua ad interpretare questo suo fastidio in modo assoluto, sostenendo ingiustamente che “Chappell Roan odia i suoi fan”.
La domanda che sorge spontanea è: le celebrità ti devono il loro tempo e attenzioni solo perché sono figure pubbliche, quando potrebbero anche sentirsi in pericolo?
Personalmente, io do ragione a Chappell. La fama è un'arma a doppio taglio, e non aderisco per niente all’illusione apolitica di stima nei confronti di una figura che non dice niente di rilevante per preservare la propria immagine. Forse è una perversione mia, ma più un artista è odiato, più sono interessata a quel che ha da dire—nel bene o nel male.
Vi lascio con le parole di un altro artista controverso da me particolarmente ammirato di nome Morrissey, che penso possano ispirarci a contenere l’odio in un mondo ormai perennemente circondato da esso.
”It’s so easy to laugh, it’s so easy to hate | It takes strength to be gentle and kind”
-The Smiths, I Know It’s Over (The Queen is Dead, 1986)
T. G.
4ASCU

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