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Lucio Corsi e la sua Banda Tour in Europa on the road

 

Le nostre vite sono come delle rette, che si incontrano in un punto. Cosa si diranno mai queste due rette durante quell’incontro? O forse non si parleranno neppure, si scambieranno una semplice e fugace occhiata, e nulla più. Forse si abbracceranno, si stringeranno la mano, chissà. Questo l’ho capito dopo aver letto la vicenda di Nasten’ka e del narratore senza nome de “Le notti bianche” di Fëdor Dostoevskij e ho capito che era tutto vero durante queste prime due tappe del tour europeo di Lucio Corsi.

 Non credo servano molte presentazioni per lui; d’altronde non ci sono molti cantanti maremmani che fanno glam rock (per coloro i quali non lo sapessero il glam rock è un genere di rock’n’roll nato negli anni ’70 unito ad abiti molto appariscenti che consentono all’artista una fuga dalla realtà più netta). Lucio “suona come si faceva una volta”:le spie che fischiano e niente in-ear. Corsi non vuole che i suoi live siano perfetti, ma semplicemente veri, autentici, diversi dal disco, anche se ogni tanto si sbaglia qualche parola. Dunque non sorprendetevi se, ascoltando il suo disco live (“La chitarra nella roccia- Lucio Corsi live all’Abbazia di San Galgano”) lo sentirete sbagliare una parola durante Situazione complicata. Non si intenda che lo faccia apposta, ma se capita di sbagliare la cosa viene accettata di buon grado.

 Lucio ha annunciato il suo primo tour europeo il giorno dopo l’ultima data del suo tour estivo italiano, dopo nove date nei club, due ippodromi e ventisei date in giro per l’Italia. Le prime date si sono tenute il 24 gennaio a Lugano e il primo di febbraio a Zurigo.

 Il concerto di Lugano è stato leggermente più breve del solito ma pur sempre fantastico. La Banda era al completo: ai cori e alle tastiere Giulio Grillo, ai cori al piano e alla chitarra Carlo Toller, alla chitarra e ai cori Filippo Caretti, alla chitarra Filippo Scandroglio e alla batteria Marco Ronconi. E infine, alla chitarra (sia elettrica che acustica), al piano, all’armonica a bocca, al kazoo e alla voce the one and only Lucio Corsi. La scaletta era quella di sempre, la Banda sempre la stessa composta dai ragazzi con cui Lucio suona dai tempi del liceo e con i quali, un tempo, aveva un gruppo prog (ossia progressive rock) ma lo spirito era diverso.

 Per questo tour, almeno da quanto si evince da queste due prime date, Lucio non indosserà le sue famose (e logore in una maniera che ispira onore e lealtà verso il possessore) spalline né si truccherà il volto di bianco. Personalmente amo questa scelta. Inoltre come mezzo di trasporto è stato scelto un tour bus, per un’atmosfera ancora più rock.

 Come al solito la serata è stata aperta da una Freccia Bianca scoccata dalla chitarra di Lucio e finita ad entrare dentro le bocche spalancate delle montagne in Liguria, per poi sparire nel manto bianco della pianura. A seguire un dubbio esistenziale a cui solo La Bocca della Verità può rispondere: e se a mentire fosse la realtà? Si aprono le danze con Danza classica, “un lento da ballare in due, tu e la tua ombra”. Dopo ci ha raggiunti Amico vola via, un amico di Lucio con una triste storia alle spalle causata dalle foglie secche. Si chiede aiuto a Radio Mayday, frequenza specializzata in cuori infranti e richieste di traslochi su un altro pianeta, tra tutti il più lontano che c’è . Ma perché preoccuparsi dei cuori infranti? Ricordiamoci sempre una cosa di Questa vita: che ci schiaccia ma non ha alcun peso. Dopodiché Lucio ci ha ricordato che lui tra il bene e il male sceglie sempre Sigarette, sottolineando il fatto che personalmente fumerà per sempre. Il vento di Trieste entra dalle porte del padiglione e spegne le sigarette; peccato che venne eliminato dallo show e rispedito in piazza…Piccolo momento di gossip, rabbia e triangoli amorosi: che Situazione complicata! Dalla goffaggine amorosa di cui tutti siamo succubi si passa a un brano introspettivo con Orme, dove la Banda si dirada: rimangono Lucio al piano e i due Filippo alle chitarre. Certe orme sono ferite sulla riva che non guariscono con le onde, ma restano stampate sulla pelle a vita. Ora Lucio rimane solo sul palco per intonare La ragazza trasparente, che può esser tutto, anche una notte d’estate baciata dalla sorte. Si passa a un talking blues da 1427 parole Senza titolo, dove molte storie si contorcono tra loro tra mille parole e mille note. La Banda ritorna per l’inno nazionale. Siete pregati di mettere una mano sul cuore per Volevo essere un duro. La folla impazzisce, tutti cantano all’unisono quest’inno alle anime eroiche e dure anche solo per il fatto di non essere né eroiche né dure. Ed ecco sopraggiungere Il Re del Rave, una figura triste, sgangherata ma romantica, che torna in pista durante una notte dipinta. Il Re del rave, finita la sua esibizione, stringe la mano al re del caos e degli amici immaginari ma reali, Francis Delacroix. Torna il delirio. Lucio scende tra la folla, lancia sul palco l’armonica, cammina in equilibrio sulla transenna e fa tremare le fondamenta del Padiglione (irose perché loro non potevano ballare con noi). Questo stato continua. Il pubblico è come sotto l’effetto di una Magia Nera, un rock scatenato dove tra il Boogeyman e il conte Dracula ci si pongono domande sul resto dei propri sogni, su cosa portano ancora con sé e su cosa hanno in serbo per noi. Lucio riprende l’armonica, segno che ora si butterà nel vento il lavoro di anni, perché nemmeno da vecchi si sa Cosa faremo da grandi?. Si passa a Tu sei il mattino, una canzone che parla d’amore, del tempo che passa e di crescita. Ora si improvvisa Fedro e ci narra la leggenda dell’unico ragazzo che riuscì a fare il giro della morte in altalena, Altalena boy. Dopodiché scomparve. Le ricerche sono ancora aperte. Da fuori giunge una strana musica. Viene dall’Astronave giradisco: direttamente dal Mondo Senza Difetti, un’astronave che suona per i mondi che spariscono o per gli amori che finiscono. L’ultima hit dell’universo: ta-ta-ta-ra, space vibrations. Il concerto si conclude con il brano più lungo: Nel cuore della notte. Sei minuti e trentasette secondi di piano e voce. Lacera il cuore con una facilità disarmante. Cala il silenzio. Le ultime note si dileguano nella notte fredda. Il concerto finisce.

 La scaletta di Zurigo era identica, con la sola aggiunta di Un altro mondo e Glam party e di due cover: La gente bassa (Short people di Randy Newman ma tradotta in italiano) e 20th century boy di Marc Bolan.

 Al termine di entrambe le serate Corsi ha incontrato i fan ed è sempre stato gentile e paziente con tutti, anche con chi gli è scoppiato a piangere in faccia…!


Tranquilli, ora la smetto, purtroppo non ho il dono della sintesi! Sta di fatto che vorrei concludere questo articolo con un pensiero formulato nel dormiveglia post concerto. Non sempre vivere la vita è un gioco da ragazzi, ma credo che meriti di essere vissuta anche solo per questi piccoli momenti di gioia pura e inaspettata. Un concerto non è solo un modo per cantare a squarciagola le proprie canzoni preferite. È un momento magico dove gli idoli si fanno reali e simili a noi e in cui possono nascere grandi amicizie. Un luogo dove due rette si intersecano, inevitabilmente. E chissà cosa si diranno…

 

G. R.

VA Ginnasio


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