L'ARTE HA PERSO AURA
Nel 1932 Walter Benjamin scrive un saggio in cui analizza il cambiamento del nostro atteggiamento verso l’arte all’interno di un contesto sociale di rapida evoluzione produttiva, chiamato “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Benjamin fa cenno alla sovrastruttura di Marx, la quale stabilisce che le produzioni culturali sono determinate dalla struttura economica, cioè i rapporti di produzione, rispecchiando i voleri della classe dominante; è così che l’arte, secondo l’autore, perde la sua aura—la sua unicità sparisce una volta accessibile alle masse e in gran quantità.
Questo argomento regge ancora un secolo dopo, ed è, anzi, ancora più pertinente.
Il nostro mondo è sempre più frenetico, sempre più sponsorizzato—il profitto precede l’umanità, il prodotto l’arte.
Sempre secondo Marx, quando l’arte diventa una valuta, un prodotto disponibile a tutti, non appartiene più all’artista stesso e prende luogo un fenomeno chiamato ‘alienazione dell’io’.
Oggi, l’arte non appartiene più all’artista come non appartiene a noi. La tecnologia moderna ha fatto sì che tutto sia accessibile in qualsiasi momento in una sfera digitale, ma non in quella reale; i film, la musica, sono tutti così facilmente raggiungibili quanto fuori dalla nostra portata.
T.G. 4ASCU
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