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Il genere nella scienza forense: quando il lavoro cambia e le donne cambiano il lavoro


Il mondo del lavoro in Italia sta attraversando una trasformazione lenta ma evidente, soprattutto per quanto riguarda la presenza femminile nei settori scientifici e tecnici. Nonostante i progressi, il divario di genere rimane significativo, secondo i dati dell’INPS 2024 il tasso di occupazione femminile nel 2023 si è fermato al 52,5%, contro il 70,4% degli uomini con una differenza di quasi del 18% . Questi numeri raccontano un Paese in cui il lavoro femminile cresce, ma continua a scontrarsi con ostacoli culturali, strutturali e sociali. Allo stesso tempo, però, mostrano anche un’Italia in cui le donne stanno entrando in professioni un tempo considerate “non per loro”, portando nuove competenze e nuovi modi di lavorare.

Tra questi settori in trasformazione c’è la criminalistica, un ambito che unisce scienza, metodo, analisi tecnica e una profonda capacità di leggere le storie umane dietro le tracce. È un lavoro che richiede rigore, ma anche empatia. Ed è proprio in questo equilibrio che molte donne stanno trovando spazio e riconoscimento.

Questa riflessione è nata il 9 febbraio 2026, quando la criminalista Cristina Cattaneo è arrivata all’Istituto Balbo, più specificamente nell’Aula Magna del plesso Lanza, per un focus dedicato al suo lavoro e alle sfide della scienza forense contemporanea. Il suo intervento non aveva come tema centrale il femminismo o la differenza di genere nel mondo della criminalistica, ma ha parlato del suo mestiere, delle indagini scientifiche, del ruolo dell’antropologia forense e dell’importanza di dare voce, dignità e identità alle vittime.

Solo al termine del focus durante l’intervista fatta a nome di tutto l’istituto da me le ho posto una domanda legata al genere: “Il genere influisce sul ruolo e sul modo di lavorare di una donna nel campo della criminalistica?” Una domanda che nasce anche dal percorso della nostra scuola, sempre più attenta e sensibile al tema della violenza sulle donne e alla necessità di educare al rispetto e alla consapevolezza, in particolare con il concorso “IO VALGO- LA VOCE DI TUTTI” in collaborazione con l'associazione Medea.

La risposta di Cattaneo è stata chiara, ma allo stesso tempo aperta alla complessità del tema. Ha spiegato che, pur non essendo la criminalistica una professione “di genere”, esistono differenze che emergono nella pratica quotidiana. Ha affermato: “Forse il genere, per motivi culturali o anche no, influisce: le donne si pongono in maniera diversa rispetto a certe forme di empatia. Il numero di donne che scelgono questo mestiere è sempre in crescita rispetto agli uomini. Quindi, in qualche modo, forse la risposta è sì: c’è una predisposizione a un lavoro scientifico in cui però ci vuole molta empatia.

Le sue parole si adattano perfettamente al contesto lavorativo italiano, che abbiamo già introdotto all’inizio del articolo. Infatti se da un lato i dati mostrano che le donne continuano a essere meno presenti nel mondo del lavoro e meno pagate, dall’altro evidenziano anche che nei settori in cui l’approccio umano è fondamentale la presenza femminile cresce con maggiore rapidità. È il caso delle scienze forensi, dove la componente empatica è una parte essenziale del mestiere.

La criminalistica, infatti, non è solo analisi del DNA o ricostruzione di scene del crimine, è anche ascolto, comprensione delle dinamiche familiari e sociali, capacità di affrontare situazioni traumatiche e di restituire dignità alle vittime. In questo contesto, molte donne trovano un modo di lavorare che unisce competenze scientifiche e sensibilità relazionale.

La differenza di genere nel lavoro italiano, dunque, non è solo una questione di numeri, ma anche di riconoscimento delle competenze. E l’esperienza di professioniste come Cristina Cattaneo dimostra che quando le donne entrano in settori complessi e delicati, come in questo caso la criminalistica, non solo colmano un vuoto ma portano un contributo che arricchisce l’intero ambito professionale.

In un Paese che ancora fatica a garantire pari opportunità, la crescita della presenza femminile nelle scienze forensi rappresenta un segnale importante: mostra che il cambiamento è possibile, soprattutto quando la scuola, le istituzioni e la società si impegnano a promuovere cultura, consapevolezza e rispetto.

H.M., 4A SCU.

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