domenica 17 novembre 2019


I sedicenni possono votare?


Dovremmo scegliere i nostri governanti guardando le loro biblioteche.Mauro Corona.

Utilizzano il termine democrazia per mistificarne il concetto. Nominano chi vogliono e impongono persone che vogliono essere confermate come se non fosse successo nulla in questi anni, come se loro non fossero responsabili. Molte volte mi sono chiesta se non ci diano la possibilità di votare solo per farci credere che il potere di decidere si trovi nelle nostre mani, che se qualcosa non va nel verso giusto, infondo, la colpa è la nostra.

Quando non si partecipa col proprio diritto di voto alla vita politica del proprio Paese, non si ha diritto a lamentarsi dell'eletto, altrimenti si cade nel ridicolo, oltre a risultare incoerenti.Alessandro J. De Stefano.

In quest'ultima settimana il governo ha introdotto alcune proposte, che non sono ancora state approvate. Fra queste troviamo: dare ai sedicenni la possibilità di votare. Partendo dal presupposto che una persona ignorante non ha età, non voglio comparare la nostra società a quelle precedenti, ma, siccome mi sono sempre definita un'osservatrice e un'ascoltatrice, voglio condividere quello che in questi anni ho appreso scrutando con attenzione le parole e i gesti dei miei coetanei. Ho notato che manca quel luccichio, che rispecchia la curiosità, negli occhi dei giovani che mi circondano, per ciò che accade oggi.
La politica viene spesso considerata un argomento noioso, che non attira l'attenzione.
È una cosa da grandi, c'è tempo per parlarne, no? Ogni volta che provo a iniziare un discorso riguardante un argomento di politica, vedo facce annoiate, bocche che sbuffano, occhi rivolti verso lo schermo di un cellulare, risposte poco chiare e molto corte, come se quelle risposte dovessero essere un contentino alle mie domande. Vedo che manca una consapevolezza storica, si idolatrano politici e uomini di potere solo per sentito dire dalle proprie famiglie o perché influenzati dalle opinioni altrui (talvolta anche dai social.) Non sono tutti così, ovviamente. Ma io ho bisogno di sapere che tutti possiedono la curiosità e l'impazienza di scoprire cose nuove. Quella luce che illumina gli occhi, dandogli una sfumatura diversa, più travolgente. Quella luce che spinge a voler sapere quali sono i pensieri di quella persona, che sprona a rivolgerle la parola, ad iniziare una discussione per scambiarsi e condividere le proprie idee, per paragonarsi: senza mai imporre, ma solo ascoltando e comprendendo anche un punto di vista diverso dal proprio. 

Il voto consiste nel tracciare una X sul simbolo o sul nome del candidato prescelto a seconda delle circostanze. È un retaggio dell’analfabetismo tanto caro agli eletti.Franco Lissandrin.

Quindi non bisognerebbe chiedersi se i sedicenni possano votare o meno, perché l'età non è sinonimo di maturità. Semplicemente bisognerebbe istruire meglio le persone, perché un popolo di ignoranti è facile da governare, ricordiamocelo.


D. V., 4 B Linguistico





venerdì 15 novembre 2019

Amore di ultima generazione


Come vivono l’amore i ragazzi al giorno d’oggi? È così diverso dall'amore dei nostri nonni? 

Ormai, l’amore non è più lo stesso, l’arte del corteggiamento si è persa e il concetto di bellezza è cambiato. Inutile dire che oggi giorno, incontrare il/la propria/o ragazza/o è molto più semplice rispetto a una volta. Ti manca? Le invii un messaggino. Vuoi sapere dov’è? Guarda la sua storia su Instagram. Vuoi vederla/o? Fai una chiamata e sarà da te. Dov’è finita la magia del dubbio che c’era prima? È un discorso molto triste e malinconico questo. I nostri nonni sanno meglio di chiunque altro che, se si avesse voluto vedere la propria amata, ci si recava a casa sua, si suonava il campanello e si pregava che ci fosse. Non esistevano metodi di comunicazione veloci, così le lettere erano l’unica chance per esprimere il proprio amore a distanza. Poesie e racconti erano musica per le orecchie delle nostre nonne, erano alcuni dei tanti gesti d’amore che oggi ci siamo persi per strada. Dove sono finite le lettere scritte a mano? Non è anacronistico pensare di scrivere per la propria donna, è romantico e vintage.
Con le nuove tecnologie, siamo ossessionati in modo compulsivo dal sapere ogni cosa e ogni azione del nostro partner. È ormai difficile fidarsi: con alcune espressioni e messaggi, che lanciamo tutti i giorni sui social, molti concetti possono essere fraintesi. Onde evitare pensieri indesiderati, l’unico modo per non essere così tormentati è fidarsi. Le persone lo facevano e, se non per “sentito dire”, un tradimento era veramente difficile da smascherare.
Purtroppo, anche l’idea di bellezza è cambiata: il modello della donna piena di curve e prosperosa è ormai passato, ora si va alla continua ricerca del fisico snello, senza curve e muscoloso, ma non troppo. Avere delle forme è quindi diventato un difetto, le donne non si accettano più e il nuovo modello di bellezza ha preso piede anche tra loro. Con ciò non intendo invitare tutti a tornare indietro di 60 anni, bensì di ripensare ai valori importanti che ormai trascuriamo. Non è vergognoso tornare un po’ indietro nel tempo e, se dovessimo dirla tutta, a noi donne qualche attenzione in più non dispiacerebbe affatto.

G. S., IV A Linguistico 

mercoledì 13 novembre 2019

Come farcela


Ho pensato di condividere la mia storia, una storia come tante, quella di una quarantenne, mamma, mettiamoci anche adottiva, moglie, OSS che ha deciso di scommettere su se stessa.
Frequento il corso serale di scienze umane a Casale come tante altre persone con cui ho in comune traguardi e ostacoli.
La scuola è un percorso di vita, fatto di mete da raggiungere: per prendere coraggio e consapevolezza, infatti, occorre porsi termini piccoli, affrontabili. Io sono una come tante che frequenta la classe V, del resto una OSS che cosa avrebbe mai potuto scegliere se non un indirizzo che ha a che fare con il sociale?
Dovevo e volevo concludere il mio percorso di studi e così, tra mille dubbi – starò forse rubando tempo alla mia bambina? – alla fine mi sono iscritta e ringrazio me stessa per questo.
Fatelo, iscrivetevi al serale perché vi cambierà la vita, rubate tutto il possibile dai professori sono lì per voi e solo per voi. Lasciate stare il cellulare e annusate un libro.
Se ce la faccio io ce la possono fare tutti. Lavoro in ospedale, al pronto soccorso, con ritmi che dire incalzanti sarebbe sminuirli, lavoro almeno 36 ore la settimana: vuol dire 5 giorni e 2 riposi. Faccio esattamente 8 notti al mese, vado a scuola dopo 8 ore di lavoro o dopo solo 4 ore di sonno post notte e in tutto questo studio, non sono mai arrivata impreparata a lezione.
Ho imparato a ottimizzare ogni minuto libero, ma il segreto, ecco, ve lo svelo, se siete spugne a lezione avete già fatto molto lavoro.
Se ho il turno al pomeriggio, sfrutto il mattino per studiare e, appena mia figlia torna dall’asilo, cerco di dedicarmi a lei totalmente, ho poco tempo e quel poco deve diventare di qualità.
Sono stanca, è vero, non riesco a descriverlo, ma ogni lezione in classe è magia. Chiedo molto a me stessa, ma a giugno quando farò l’Esame di Stato, sarò molto fiera di questa mamma che lavora e che ha finito il liceo a quarant’anni.
Prossimo obiettivo: settembre 2020, facoltà di infermieristica, sempre lavorando!
Non ho i superpoteri, ho solo moltissima determinazione e la determinazione, insieme alla voglia di farcela, appartengono agli uomini dalla notte dei tempi.
E.C. 5^SCUS


domenica 10 novembre 2019


I muri vanno abbattuti, ieri come oggi!
13 agosto 1961 ~ 9 novembre 1989

“È crollato in una notte come in una notte era stato costruito[1]”.


“Non sono venuto qui per cantare a favore o contro alcun governo, ma soltanto a suonarvi rock’n’roll, nella speranza che un giorno tutte le barriere possano essere abbattute”, dichiarò Springsteen a Berlino Est, prima di suonare davanti a 300.000 persone nel 1988. Le parole pronunciate fecero andare la folla in delirio e diedero sia al pubblico, sia agli spettatori televisivi del concerto, una nuova prospettiva di vita e di intendere la realtà.
Si espanse il desiderio di un vero e proprio cambiamento e di libertà. Fu un evento quasi profetico, considerato che tutto sarebbe accaduto da lì a pochi mesi. Il concerto divenne l’evento con più spettatori mai organizzato sul suolo di Berlino Est e fu considerato il fautore del crollo del Muro.
Per 28 anni il Muro non ebbe rispetto di nulla e di nessuno: vennero divise famiglie, amori e amici.
Precluse lo sguardo, tagliò in due strade, quartieri, parchi e cimiteri. Per tutti questi lunghi anni, anche all’inizio del 1989 il Muro sembrava incrollabile, ma la storia aveva in mente altro.
Era il 9 novembre 1989, quando in una conferenza stampa con i giornalisti internazionali, il capo della comunicazione della DDR (Repubblica Democratica Tedesca), pressato dal corrispondente italiano dell’Ansa Riccardo Ehrman, dichiarò, senza sapere cosa rispondere, che i gates erano aperti e che i viaggi erano concessi. Erano le 19:30, i cronisti si precipitarono a diffondere la notizia che si diffuse immediatamente tra Est e Ovest.
In poco tempo, ai gates di Berlino Est si accalcò la folla, le guardie tuttavia vennero colte impreparate.
Più il tempo passava, più la folla aumentava e, in alcuni punti e poco per volta, iniziò a passare. I capi della DDR si interrogarono se far intervenire l’esercito, ma la folla si ingrossava e i cronisti accorrevano. Alle 23:30 del 9 novembre 1989, il capo delle Guardie al Confine, rimasto senza istruzioni, ordinò l’apertura dei varchi. La folla esondò a Berlino Ovest e l’incubo finì. Tra abbracci, baci e pianti la dittatura sovietica in Germania parve terminare.
In questa settimana si celebra l’anniversario dei trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, mentre, proprio la nazione che più aveva auspicato il crollo del muro, gli Stati Uniti d’America, sta costruendo un muro sul confine col Messico. Trent’anni fa, insieme a quella barriera fisica, cadeva l'idea di un mondo chiuso e diviso. Un'idea che non è mai stata sconfitta completamente e che oggi si ripresenta in forme, luoghi e modi diversi. Mi chiedo se abbia ancora un senso ricordare la caduta del Muro di Berlino, quando in Europa (e non solo), negli ultimi decenni, non si è fatto che erigerne di nuovi, fisici e virtuali. Quindi mi chiedo, quanti muri, reali e virtuali, ancora si costruiranno, prima di comprendere che non servono a nulla? “L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva; la storia insegna, ma non ha scolari”: speriamo che le parole di Antonio Gramsci non si rivelino profetiche come quelle di Bruce Springsteen.

D.V. IV B Linguistico


giovedì 7 novembre 2019

IL SERALE PER CASALE

Il corso serale a Casale Monferrato, è un’opportunità per le persone di tutte le età di riprendere gli studi abbandonati.
A Casale si può!
Al giorno d’oggi è risaputo che senza diploma non si va da nessuna parte.
È sempre più difficile trovare un’occupazione e la percentuale di persone disoccupate è veramente alta. In Italia, infatti, sono quasi 2 milioni i giovani tra i 25 e i 34 anni ed essere senza lavoro. Possedere il diploma potrebbe essere d’aiuto per trovare collocazione lavorativa.
Ma allora come fare?
Esistono molti corsi privati che promettono di prepararti in un solo anno all’Esame di Stato, ma a costi esagerati che non tutti possono permettersi.
A Casale Monferrato, presso il CPIA, in via Oliviero Capello 1, nasce così l’opportunità di frequentare per 3 anni il liceo, un corso studiato appositamente per adulti, lavoratori che sentono il bisogno di elevarsi culturalmente.
Ogni sera, per cinque ore, sedute tra questi banchi, ci sono persone di ogni età e provenienza che condividono lo stesso desiderio e lo stesso sacrificio.
Sono numerosi i corsi scolastici esistenti all’interno della struttura, uno di questi è l’indirizzo di scienze umane.
L’ambiente stimolante e gli insegnanti molto preparati riescono a tirare fuori dagli alunni capacità nascoste o che non sapevano di possedere, suscitando in loro l’amore per lo studio e magari anche la voglia di andare oltre.
Giulia Porta, 23 anni, ex parrucchiera, ora all’ultimo anno del corso serale di scienze umane, commenta così la sua esperienza: Questo corso mi ha fornito l’occasione di continuare ciò che avevo lasciato in sospeso, facendo nascere in me anche la voglia di pensare ad una futura iscrizione all’università.
Il serale non è solo un modo per arrivare al diploma, ma è anche un’opportunità per tirare fuori le proprie capacità e diventare consapevoli di se stessi.
Anche la studentessa Doriana Kembora, 31 anni, madre e moglie, si ritiene soddisfatta sia degli insegnanti sia dalla struttura del corso: È una bellissima esperienza umana e costruttiva. Considerando che noi siamo lavoratori, il corso è ben strutturato, ma comunque molto impegnativo se pensiamo che la maggior parte del percorso prevede di affrontare il programma di due anni in uno, quindi si corre tra impegni personali e scolastici. La voglia di rivincita è più grande delle difficoltà. Secondo me tutte le persone dovrebbero darsi una seconda possibilità e questa scuola è il mezzo attraverso il quale tutti possono ottenerla.
Enrica Chiappino, 40 anni, madre, moglie e assistente sociosanitaria, rivela con aria trasognata: Io stessa, dopo la maturità, ho intenzione di proseguire con la facoltà di infermieristica. 
Anche gli insegnanti sono molto soddisfatti nel rapportarsi con alunni talvolta loro coetanei, trovando così punti di vista diversi e nuovi rispetto quelli degli alunni del diurno a cui sono abituati.
Il programma scolastico serale non si può definire facile o difficile rispetto a quello del diurno, ma si può dire che sia molto più concentrato e rapido, agli studenti vengono riportate molte informazioni in tempi ridotti ed è comprensibile che gli alunni si trovino in difficoltà di fronte alla mole di impegni a cui sono soggetti, senza dimenticare mai il fatto che stiamo parlando di studenti-lavoratori.
Esprime questa opinione la professoressa di italiano e storia, Barbara Michelerio, che si trova a ripetere l’esperienza di insegnamento serale per il secondo anno consecutivo.
Il professor Luigi D’Avanzo ci parla invece di una differenza sostanziale tra diurno e serale: la mancanza del materiale. Per agevolare chi è disoccupato, infatti, la scuola non obbliga gli studenti ad acquistare libri di testo. Il professore dunque ci spiega che i docenti sono tenuti a preparare e fornire agli alunni il materiale su cui studiare, quindi per loro è un impegno in più, anche se svolto sempre con piacere, soprattutto perché sanno di avere di fronte delle persone interessate e motivate.  
La maggior parte del lavoro si svolge in classe dove gli argomenti vengono approfonditi. Continua il professor D’Avanzo. Data la diversa maturità della classe serale, si riesce ad ottenere un livello di attenzione più alto rispetto ai ragazzi del diurno, che, in quanto adolescenti, tendono ad avere un atteggiamento diverso perché vedono la frequenza scolastica come un obbligo.
Come diceva il buon maestro Manzi, non è mai troppo tardi. Non rimandare, datti una possibilità.
L.S. V SCUS

mercoledì 6 novembre 2019

Sulla mia pelle. Di certo c’è solo la morte, il numero delle volte che, invece, si può uccidere una persona è infinito.


Sulla mia pelle è una pellicola di rottura promossa dal regista Alessio Cremonini, che narra la triste vicenda del giovane Stefano Cucchi. Quando nel 2018 la pellicola uscì, la ricezione al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti fu entusiasta tanto che gli applausi, a seguito della visione, durarono ininterrottamente circa 7 minuti. Il film è poi stato distribuito dalla Lucky Red e sul servizio Netflix, raggiungendo notevoli risultati ai botteghini e visualizzazioni sulla piattaforma on line. La critica si è pronunciata favorevolmente nei confronti della proiezione, che non insiste sulla violenza e sulla morte, quanto piuttosto sulla dimensione familiare di Cucchi. È indubbiamente difficile trattare un argomento delicato come quello che la pellicola propone, senza generalizzazioni e senza fare “di tutta un’erba un fascio”. È certo che il nucleo del film ruota attorno al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, che obbliga lo stato a farsi garante del diritto fondamentale della salute di ogni cittadino, non solo del più corretto e irreprensibile, ma anche nei confronti di coloro che hanno commesso degli errori e che il carcere dovrebbe riabilitare, in modo da permettere un reinserimento sociale adeguato. Proprio questa sobrietà nel trattare gli ultimi giorni di vita di Stefano ha segnalato il film come una pellicola meritoria, ottenendo numerosi premi (miglior regista esordiente, miglior produttore, miglior attore protagonista, David Giovani) e molte altre candidature in occasione della kermesse dei David di Donatello del 2019. Insomma, pur conoscendo i fatti di cronaca, pur nella difficoltà di approcciare il contenuto e pur con l’emotività che percorre tutta la pellicola, il film è certamente uno di quelli da non perdere.
D.V. IV B linguistico

giovedì 31 ottobre 2019


Bla Bla Balbo: un’esperienza che unisce e che fa crescere

Bla Bla Balbo è un progetto che nasce con lo scopo di sviluppare le competenze di produzione scritta degli studenti dei nostri licei. La volontà è quella di creare una rivista on line curata dai ragazzi, che andrà a trattare temi che coinvolgono la loro vita e che connotano la realtà che li circonda. Approfondimenti, quindi, non solo legati alla loro quotidianità, ma anche di più ampio respiro che nutrano la loro volontà di conoscere il mondo con le sue problematiche, con le sue contraddizioni, con le sue ambiguità e con le sue complessità. Per questa ragione, la scrittura resta uno strumento che possa aprire orizzonti, ma anche avvicinare i vari indirizzi della nostra istituzione, che potranno approfondire le loro specificità e le loro peculiarità didattiche, fornendo ai lettori notizie circa gli approfondimenti e le ricche iniziative che il nostro istituto offre alla sua utenza. Per questa ragione e per la bontà del progetto, un ringraziamento speciale va al nostro Dirigente che ci ha concesso questa possibilità, ai ragazzi che vorranno partecipare come giornalisti a questa esperienza e ai colleghi, direttori di questa nuova testata giornalistica. Con la speranza che questa attività possa incoraggiare una nuova sensibilità, una ricerca culturale, nuove possibilità e una maturazione efficace dei nostri allievi, auguro un buon Bla Bla Balbo a tutti.

Gli autori del blog

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