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L'arte del cambiamento



Arte

/àr·te/ sostantivo femminile


  1. Qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo o della sua capacità espressiva.


Molte volte ci siamo chiesti che cos’è l’arte, cosa rende ciò che chiamiamo arte realmente degno di questo nome, e oggi possiamo tranquillamente affermare che l’arte è vita, è espressione e libertà, creatività e prospettiva. Alcuni pensano, tuttavia, che queste caratteristiche, nel nostro mondo, stanno cominciando a svanire. 

Questa è la filosofia per cui gruppi di attivisti, che ormai da anni si battono per il cambiamento climatico e gli effetti che questo ha sul nostro pianeta, hanno ultimamente cominciato a prendere d’assalto opere e statue nei musei, affermando che in un mondo morto non ci può essere arte, perché le due cose sono contrastanti, una è vita e l’altra desolazione, una è libertà e l’altra condanna.

Klimt, Van Gogh, Monet, non è stato risparmiato nessuno, che fosse zuppa di pomodoro in scatola o purè di patate queste forme di espressione sono state violate, così come secondo questa nuova prospettiva lo è stato il nostro pianeta, e lo è ancora, sempre di più ogni giorno. 
La battaglia è incentrata sulle carestie, provocate dall’aumento delle temperature e sulle catastrofi naturali, sempre più frequenti e sempre più violente, che terrorizzano i figli di quelle terre che li hanno accuditi e cresciuti, che gli hanno donato quella vita che l’arte è così capace di rappresentare e di far comprendere, ma tutto sta cambiando, e questo è un grido d’aiuto che va ascoltato. 

Il mondo va avanti, si evolve sempre di più e sempre meno naturalmente, tanto che a madre natura questo sembra non piacere, sembra mandarla in crisi, al punto di ribellarsi, quasi non ci volesse più qui. 

L’arte ha rappresentato anche questo, nel corso dei secoli: il dolore, la paura, il bisogno di rivoluzione e di sviluppo; un esempio, vicino a noi, potrebbe essere lo street artist Banksy e il suo crudo modo di rappresentare il problema, imminente e imponente, allarmante, e pericoloso. Oppure potremmo pensare a “La Libertà che guida il popolo”, probabilmente il più rappresentativo dei dipinti riguardanti la voglia di cambiamento, il più teatrale, con un significato evidente ma velato, così come “Washington attraversa il fiume Delaware”, che ha lo stesso potere di comunicazione, quasi questa rivoluzione fosse inevitabile ed eterna.

Molti dubitano che questo sia il modo migliore per sollevare al mondo la questione di cui tutti abbiamo un po’ paura, dentro di noi, ossia: cosa ci succederà? 
Il nostro futuro è destinato ad essere pieno di speranza e vitalità, o sarà un’onda che ci travolgerà rovinosamente, come quella di Kanagawa? E noi, siamo destinati ad essere come il “Viandante sul mare di nebbia”, perso davanti ad un profondo baratro di dolore, o come la Marianne, bisognosa di una via d’uscita, di pace?

La nostra esistenza su questo pianeta è costellata dai colori, di quella natura che ci piace tanto ammirare: le barriere coralline, i ghiacciai, gli immensi boschi, ma che come i quadri stanno perdendo intensità, stanno sparendo con il tempo, sbiadendo, quasi le sfumature si stessero seccando sulla tavolozza dell'artista che ci dipinge. Ma chi è che ha il potere di farci sparire? Chi è il nostro artista, se non noi stessi?


G. A. 3D Ling


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